Tonino Negri, le terrecotte


 

Antonino (Tonino) Negri è un “maestro vasaio”, senza avere alle spalle una delle tante scuole che affrancano specialismi artigianali e gusti popolari. Ha imparato il “mestiere”  da sé, cominciando col produrre oggetti teatrali e assemblando materiali vari. Solo poi ha trovato una sua linea personale e originale in ceramica. Chi entra nel suo “laboratorio”  è  sommerso dalla sensazione d’essere in un deposito archeologico, circondato da anfore, vasi, coppe. Rarissimi i manufatti smaltati. Su tutto prevale la famiglia della terracotta monocroma con figure di barche, pesci,  acquari, attingitoi, statuette, ecc,  Negri ha il gusto per il “passato”. Per quando il bello camminava con la vita. Tuttavia non è uno che raccoglie reperti, o li scimmiotta (così sgomberiamo il terreno dagli equivoci). Le sue attenzioni sono rivolte a ben altro. Dalla vita delle forme passate egli recupera semmai l’idea, il proto, il profilo. Poi, dall’osservazione, parte per la sua strada variando, arricchendo, associando, secondando considerazioni visive e morfologiche, ma anche metaforiche e letterarie. Come quando trasforma i vasi in personaggi, o piega le forme alle esigenze del racconto.
Attratto fortemente dagli echi lontani di certa iconografia, ha l’occhio proiettato al futuro da attestare il proprio messaggio su problematiche ed esigenze attuali. Le sue terrecotte hanno il fascino dell’essenzialità della ceramica acroma: assenza d’enfasi, pulizia della forma,  equilibrio nei rapporti,  cura e lisciatura a stecca dell’esterno. La superficie è resa viva da sfumature tattili, qua e là da qualche macchia creata apposta, dalla plasmatura dell’argilla, non da decori. L’unico colore che queste terrecotte conoscono è quello della terra. La loro forma si lascia cogliere e ammirare per quel che è: un misto di tradizione e storia, e un ritrovarsi degli elementi originali su una linea di modernità.Negri crea figure fatte con pocoargilla, acqua e cottura (talvolta ancora in forno a legna, di quelli da lui appositamente creati).  Terra acqua e fuoco dunque, gli elementi che da soli bastano a richiamare leggende di dei e di miti ( Ade, Posidone, Gea, Zeus, Prometeo…) e a scomodare coloro che si sono occupati di queste cose, Goethe, Schelley, Beethoven, Litz.
Ma lui punta più all’essenzialità, che non alla letteratura. A quell’essenzialità che è stata nel nostro Novecento il tormento dichiarato di artisti e poeti e che per luigi ha il significato di una ricerca dell’essenza della materia. Proprio per l’intensità con cui  coltiva questo rapporto con la materia potrebbe essere scambiato per un antenato  dedito alla ceramica d‘impasto, alla quale toglie le “generalità” e lascia solo alcuni “richiami” formali, uniformandone i modelli al proprio gusto, alla propria inventiva, spesso alle esigenze narrative. Come fece una volta  nel ciclo dei giocolieri e dei saltimbanchi.
Anche nei lavori recenti alla Bipielle con Marcello Chiarenza o al Procchio all’Isola d’Elba, è sembrato affiorare un certo sentimento del tempo.
Il suo guardare alle forme di altre civiltà è però  un modo per cogliere le tracce di un carme e addolcire l’agro presente della contemporaneità. Che ha capacità nel fissare il momento d’incontro tra suggestione e sviluppo dell’idea e dare forma,  comporre, inventare, produrre.
Il suo, è evidente, non è un puro e semplice fare pratico, bensì un saper fare, un saper fare bene. Sviluppando gusto e idee Le forme sono coniugate con l’interesse per la materia, sia pure una materia umile come l’argilla, accarezzata e modellata al colombino, quasi a spogliarla del senso platonico e aristotelico di “soggetto passivo” e  qualificarla di “autonoma validità”.
Meditativo, Tonino Negri monitorizza sensazioni suggestioni e immagini lavorando l’argilla depurata. La sua fedeltà alle terrecotte è sicuramente in contrasto con gli ideali del nostro tempo del fare presto, velocemente, non importa cosa e come. Nelle sue figure non è unidirezionale, trae ispirazione da motivi di gusto diverso. Interessanti qualitativamente i portatori d’acqua, che sono vere e proprie sculture.

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