Alcune presenze lodigiane nel Novecento lombardo


Sergio Rebora  è il curatore del terzo volume della serie “Le collezioni d’arte”, dedicato alla rivisitazione di una ingente collezione (all’incirca 400 pezzi), patrimonio della Fondazione Cariplo.  “Il Novecento” assolve la funzione di guida dei pezzi posseduti e permette, per un altro aspetto, di cogliere passaggi importanti nella storia delle arti figurative in Lombardia, oltre che di valutare appieno l’importanza che nel tempo può assumere una saggia  politica di mecenatismo. Il merito della collezione, a partire dagli anni venti, è di Margherita Sarfatti, gran patron di Novecento e artefice, appunto, di una politica culturale che ha dotato la Cariplo  di un patrimonio inestimabile, assolutamente utile oggi per ricostruire alcune delle vicende artistiche milanesi. La collezione offre terreno d’interesse per i lodigiani, presenti in raccolta con le opere di alcuni esponenti: gli scultori Fausto Locatelli e Bassano Vaccarini e i pittori Emilio Sommariva, Giuseppe Novello e Ottavio Steffenini, C’è anche un artista di origine veneta, Guido Zuccaro, che pare abbia avuto rapporti con Sudmilano avendo insegnato per qualche tempo a Melegnano. La catalogazione  restituisce un’immagine di prestigio a questi artisti di casa che hanno portato linfa alla pittura lombarda del Novecento, dando un intenso segnale di ricchezza espressiva e diversità di stile.
Sorprenderà i più  Bassano Vaccarini, scultore nativo di San Colombano, del quale esistono da noi solo labilissime tracce. Contemporaneo di Locatelli, col quale partecipò nel 1939 a una mostra al salone napoleonico dell’accademia di Brera  Studiò a Monza, a Brera e a Ginevra. Entrò ventunenne, entrò nel gruppo futurista. Nel dopoguerra si trasferì in Brasile dove insegnò arti plastiche e si dedicò anche alla scenografia e al cinema sperimentale. Nella collezione Cariplo il banino è presente con un bronzo di lineamenti severi dedicato della madre. La critica dell’epoca giudicò Vaccarini un temperamento fantasioso, dotato di incisiva osservazione e modellatore fine e delicato.
Di Fausto Locatelli la collezione Cariplo vanta un ritratto di volto femminile, dalla modellazione liscia e impeccabile, indicativa delle influenze classiche che agivano sul suo temperamento. Francesco Messina, suo insegnante a Brera, vi vide una sorta di “platonismo”. Una seconda fusione in bronzo di “Ninì” si trova al museo civico di Lodi e manifesta la sua naturale vocazione per la ritrattistica dello scultore. Padrone della forma aveva il senso della bellezza armoniosa e ideale. Anche in questo ritratto c’è una penetrazione rara, quella che Giovanni Cesari chiamò, in occasione dell’antologica del 1977, “classicità severa”.
Un insolito Ottavio Steffenini è autore, invece, del “Presepe”. Datato 1954 venne  acquistato nel 1965 dalla Cariplo alla Permanente in occasione della XXIV biennale nazionale d’arte città di Milano e del “Piccolo Presepe”. Si tratta di un olio su cartone, acquistato nel 1963 presso l’Angelicum, in occasione della VI biennale di arte sacra.  Si è soliti considerare Steffenini un laudense. In realtà Steffenini non aveva radici lodigiane. Era nato a Cuneo, aveva studiato all’accademia di Roma e poi in Spagna. Una volta, stabilitosi dopo la prima guerra mondiale a Milano, qui fu insegnante a Brera. L’insegnamento e le frequentazioni artistiche nella Bassa lo hanno in pratica fatto “adottare” dai lodigiani ai quali non è mai dispiaciuto il suo star vicino a Renoir attraverso un cromatismo raffinato e la sensualità degli ampi nudi muliebri. Anche per questo, sorprende un po’ trovarlo in questa collezione come autore di due opere sacre.
Un altro ‘acquisito’ può ritenersi l’udinese Guido Zuccaro, nipote del pittore Antonio Zuccaro, giunto a Milano ancora giovine dove si specializzò nella pittura per vetrate Avvicinatosi agli ambienti socialisti milanesi, pare frequentasse, attorno agli anni’30 il sudmilanese, in particolare come insegnante alle professionali di Melegnano. In collezione figura “Paesaggio a Miradolo” del 1936. Zuccaro fu artista legato alla tradizione, stimato per la sua abilità, per il gusto del colore e la serietà professionale.
Le cascine della Pianura del Po furono i soggetti cari a Giuseppe Novello.  Battaina, Cascina Nuova, La Maiocca, Cascina Ranere ecc. sono alcune delle opere ch’egli dipinse accomunate da una matrice ottocentesca. “La Battaina”  fu acquistato dalla Cariplo nello studio dell’artista nel 1977. Vi dominano luci leggere e colori velati che danno un sapore intimista e crepuscolare.
Di Emilio Sommariva è lo “Studio di paesaggio in Val Vigezzo”. Conosciuto in particolare come fotografo e ritrattista dell’alta società milanese, l’attività pittorica di Sommariva è finita in second’ordine. Ma egli fu senz’altro un bravo paesaggista, sia pure attardato sui tradizionali canoni del paesaggismo lombardo ottocentesco. Nel 1922 espose alla Biennale di Venezia e nel 1925 la cassa di Risparmio acquistò l’opera in collezione dalla Permanente. L’ampio scorcio paesaggistico è dominato da una atmosfera solleggiata ed è privilegiata una pittura a piccole macchie di colore.

Il libro: “Le collezioni d’arte. Il Novecento” – Fondazione Cassa di Risparmio delle Province Lombarde – a c. di Sergio Rebora, con testi di Maria Mimita Lamberti, Antonello Negri e Sergio Rebora – Milano, 2000 – f.c.

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One thought on “Alcune presenze lodigiane nel Novecento lombardo

  1. Silvio Vaccarini ha detto:

    Il 9Agosto ricorre il centenario della nascita di Bassano Vaccarini ,poco noto da noi ma notissimo in Brasile dove ha prodotto più di seimila opere. Era nato a S. Colombano al Lambro. In internet digitate ” Bassano Vaccarini ” e troverete moltissimo. Grazie!

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