RICORDO DI PIER ANTONIO MANCA


E’ morto ieri sera al reparto oncologico dell’Ospedale Maggiore di Lodi, Pier Antonio Manca, classe 1947, nato a Bertonico. Ancora una volta, la perdita di un amico artista costringe a pronunciare la solita frase suggerita dalla retorica:  “lascia un vuoto”. Non sapremmo però come dire diversamente, perché di questo “vuoto”  che lascia Manca ne siamo pienamente consapevoli. Dopo di lui, il panorama artistico cittadino sarà diverso. Non è difficile prevederlo. Manca – semplicemente Pier per gli amici – è stato  una personalità speciale per modi di essere carattere, individualità, ma anche un intenso e vivace animatore delle attività artistiche cittadine, che  spesso ha saputo proiettare ben oltre i confini della città. L’iconografia della mano e del piede nell’arte contemporanea è l’ultima sua mostra, tenuta alla Amarillo Art Gallery di Reggio Emilia e ripetuta di recente,in altre forme, a Lodi.

Da almeno quarantacinque anni sulla scena, Manca ha sempre suscitato e raccolto interesse e curiosità. Da quando, rientrato dalla Sardegna, aveva tenuto la sua prima esposizione in via Borgo Adda, non è mai rimasto nell’ombra; ha cambiato temi e moduli passando dalla pittura d’ambiente e popolare per inserirsi nel grande filone delle nuove tendenze, incontrando sempre la riposta del pubblico e quella commerciale. Che oggi è la vera alchimia, richiede tante cose: non solo “saper fare”, essere à la page col gusto, inventarsi storie e altri ingredienti, quindi saper guardare e “introitare”; esige presenza, originalità, peculiarità, carattere: Cose che a Pier Manca non hanno mai fatto difetto, anzi,  possedeva in quantità insieme ad altre: la capacità di trasmutazione, la vena affabulatoria, l’abilità nel ricorre all’artificio polimaterico (che non ha mai però escluso “prodotti”, ceramiche, oggetti dalla naturale estrosità creativa, fatta di sensibilità decorativa e anche di finezza). Basta pensare alle sue icone fatte di materiali di recupero, alle ceramiche ingobbate con le applicazioni in rilievo, alle terrecotte in argilla rossa di dinamismo ed espressione, eccetera.

Una volta abbandonata la “cronaca” sarda e i suoi personaggi, Manca si è rivelato uno straordinario “cuciniere”, come abbiamo più volte scritto. Favorito in questo da una solida padronanza tecnica,  guidata da una sensibilità estetica che gli ha permesso di abbracciare e sviluppare esperienze diverse, affidandosi a figurazioni mai anonime, affrontando spesso motivi naturalistici nutrendoli di forme, simboli e colore che conferiscono qualità palpitante e distintiva. Era un artista non solo dotato ma accorto nel trattare la comunicazione, soprattutto quella di tipo popolare (nei ritratti, nei temi religiosi, nei paesaggi).

Per decenni – prima, durante e dopo l’attività didattica (a lui si deve la realizzazione a Lodi di un Liceo artistico), Pier ha distillato figure e alternato paesaggi e astrazioni, marcandone il lato lirico, lasciandovi, inconfondibile, una impronta personale fatta di intensità, disinvoltura, libertà creativa.
La sua figura di artista si è sempre distinta per estro, efficacia e vitalità. Scopriva, inventava, si liberava. Con una capacità immaginativa alla quale ha sempre dato sostegno la sua sensibilità per il movimento. Indipendentemente dai linguaggi tecnici ha prodotto un’arte di “riconfigurazione” della rappresentazione, avvalendosi per i suoi scenari di materiali poveri e di recupero a cui non ha mai fatto mancare il filo conduttore dell’estrosità e della riflessione.

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