La bottega artigiana di D.BERTONI nelle foto di C. Rotondo


Recentemente alla Rizzoli in galleria a Milano, una ventina di fotografi del Centro fotografico milanese ha “raccontato” con proprie immagini aspetti cittadini, luoghi, natura, ambienti, architetture, folclore  e lavoro.
Come le parole anche le foto rivelano, alterano, aggiungono, sottraggono. Quelle di Carlo Rotondo, uno dei fotografi espositori ci sono sembrate particolarmente convincenti, senza essere canoniche, non iper-letterarie o bizzarre o sperimentali. Al contrario nitide, didattiche, capaci di imprigionare e raccontare con forza evocativa il lavoro. In esse Rotondo ha saputo cogliere e descrivere la forte passione che l’uomo ha sempre nutrito per la manipolazione manuale, la generosa assolutezza che dà “il fare”, il piacere del produrre “a regola d’arte”. Per farlo non ha girato la grande Milano da bere, è sceso nel lodigiano, s’è fermato appena fuori il casello dell’autostrada e, in un borgo ancora di poche case (per quanto tempo ancora?), è entrato in un capannone anonimo come sono oggi tutti i capannoni industriali. Dentro ha scovato quel che cercava: l’urgenza emotiva che gli ha fatto “fermare” una serie straordinaria di immagini, poi raccolte sotto il titolo “La Bottega artigiana”.
Quelle foto richiamano certo l’attenzione sull’abilità di chi le ha scattate, ma accendono curiosità e interesse anche per il soggetto rappresentato del quale colgono  il senso e la concretezza nel produrre manualmente “cornici d’arte”, che poi andranno a dare “maestà alla pittura” in tutta Italia e all’estero.
Davide Bertoni e i suoi lavoranti sono colti nel laboratorio di via Pietro Nenni a Borgo San Giovanni  con sobria padronanza, occhio e sensibilità interessanti (nel senso che attribuiva Susan Sontag), Il fotografo mostra  raffinatezza linguistica nel porre evidenza a certe particolarità. Nel reportage “ferma”  un mestiere che è qualcosa di più della semplice attività lavorativa, è un’arte  dotata di autonoma dimensione.
La cornice non è infatti solo un elemento “ornante” ma che partecipa alla storia della bellezza e del gusto dell’arredo. Lo dimostra appunto Bertoni.  Dietro alle sue cornici si intende  “qualcosa” che va oltre il manufatto;  c’è la presa di coscienza poetica, di scelte formali e di cultura , che presiedono all’arte del fare.
Cultore del legno, il giovane Bertoni è un perfetto “artefice”, “artiere”, “artista” che unifica nel fare  tutte e tre le definizioni.“Fare cornici” per lui risponde a scelte non solo imprenditoriali ma estetiche, in quanto l’attività riflette matrici di gusto e d’ epoca che rappresentano la storia del decoro artistico. Nelle scelte egli riflette sensibilità, cultura e conoscenza: valutazioni che permettono alla fantasia di liberarsi alla ricerca delle soluzioni più adatte alla conservazione, alla valorizzazione e al godimento di un dipinto.

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