ALESSIO BIDOLI,violinista doc IN UN CD DI “AMADEUS”


Con percorsi folgoranti di carriera sono citati a cascata un po’ tutti i musicisti contemporanei. Altrettanti sono coloro che esibiscono concerti “leggendari” e dichiarano “memorabili” incisioni discografiche. Si legge sempre così, o quasi sempre, a volte anche di più nei nelle presentazioni o nelle recensioni che arricchiscono le pagine degli spettacoli dei quotidiani e dei magazine specializzati. La comunicazione, è evidente, ci ha preso la mano. Quanto certa ritrattistica restituisca di autentico e di vero attraverso la comunicazione lo possiamo immaginare: poco o niente. Non sempre, è vero, ma una buona percentuale. Spesso, anzi, quel che si legge in resoconti rassicuranti è in cangiante contraddizione con la traiettoria del compositore, direttore d’orchestra, pianista, violinista, clarinettista eccetera.
Nella valanga dei “massimi interpreti” nazionali e internazionali, che segnano l’attività delle sale concertistiche accompagnati da declamazioni critiche non sempre disinteressate è raro che compaiano musicisti veramente “doc”. Per intenderci: i “10 e lode” in preparazione, tecnica, virtuosismo, eccellenza interpretativa, repertorio.
Tra gli “Young Talents” superemergenti non esitiamo a metterci Alessio Bidoli, un venticinquenne violinista di Peschiera Borromeo, centro sudmilanese di venticinquemila abitanti a ridosso di San Donato e Mediglia. Sennonché Bidoli non è esattamente un emergente, E’ conosciuto in Italia e all’estero come raffinato interprete di musiche dell’Otto-Novecento e del nostro tempo. Paradossalmente è meno famoso sul territorio, dove risiede coi genitori: il padre, noto primario oncologo del San Gerardo di Monza, la madre, Domenica Regazzoni, scultrice di fama internazionale. il giovane violinista peschierese è uno che inchioda con le sue esibizioni di Beethoven, Saint-Saens, Paganini, Mozart, Debussy, Essiaen, Kreisler, Grieg, Haydn…
Diplomatosi col massimo dei voti e lode al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano sotto la guida di Gigino Maestri, è cresciuto alla scuola di personaggi del calibro di Pierre Amoyal, Sergej Krylov, Salvatore Accardo e Pavel Berman. Per chi non fa delle citazioni una gratuita etichetta, sono nomi che garantiscono un retroterra importante di esercizio, conoscenza e acquisizioni.
Del talento di Alessio Bidoli si è accorta “Amedeus”, celebre rivista di cultura musicale della Paragon, che da oltre una ventina d’anni supporta le proprie posizioni culturali/musicali con compact disc dei migliori interpreti del mondo. “Amedeus” ha arricchito il numero 265 di dicembre di una registrazione inedita del violinista sudmilanese e della pianista Stefania Mormone (una napoletana perfezionatasi con Aldo Ciccolini e Nikita Magaloff), che interpretano Camille Saint-Saens, Edvard Grieg, Manuel Ponce, Edward Elgar e Claude Debussy: sei lavori, alcuni nella intrigante trascrizione di Jasha Heifetz ( Estrellita, di Manuel Ponce e Beau Soir di Debussy), puliti da ogni tentazione esibizionistica, curati sul piano della perfezione, del colore e del particolare impeccabile, eseguiti nel senso dell’unità compositiva. Una registrazione che è anche il risultato di scelte non occasionali o prese sulla scia di un certo gusto e che riassume posizioni di solidità culturali e musicali.
Diceva bene Gavazzeni, per il quale esistevano “misure infinite per guardare nella musica”. La dimensione di Bidoli e Mormone, è di saper prima di tutto “guardare” nella musica, senza farla a pezzi e arraffare lungo la via.
Il cd è stato fatto con passione e riflessione, senza pregiudizio (come quello tra la registrazione in studio o dal vivo), tenendo insieme brani impegnativi e altri più leggeri.
Bidoli, che suona abitualmente uno strumento lasciatogli dal nonno Dante Regazzoni, storico liutaio lombardo e che per la registrazione ha imbracciato un violino Giuseppe Coppa del 1690, si convalida “perfezionista ad oltranza”. “Maniacale”, avrebbe detto la sua prima fan, la madre Domenica Regazzoni. I “picchettati” nella Capriceuse di Elgar, sono rivelatori di una tecnica rigorosa, rara, fatta di assoluto rispetto per la bellezza originale. Suonare con lui (anche se da tempo lo fa e lo conosce assai bene) dev’essere stata “una incombenza difficile”, assolta con pieno merito da Stefania Mormone.
La registrazione rivela un giovane musicista di carattere e definita personalità. Se non temessimo di cadere nell’enfasi richiamata in apertura dell’articolo, non ci dispiacerebbe concludere che con questo cd ci viene fornito un piccolo ma esauriente saggio critico aggiornato. Garanzia sulle prestazioni future.

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