Uno Stefano Bruzzi abile, piacevole, freddo e di maniera


Nel centenario della morte (o quasi) Stefano Bruzzi è ricordato alla Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi e alla Fondazione di Piacenza e Vigevano che hanno promosso,  due mostre parallele: l’esposizione alla Galleria Ricci Oddi  curata da Andrea Baboni (che già ne seguì una, parecchi anni fa, con l’Arisi alla “Spinetti”; quella all’Auditorium della Fondazione affidata sempre ad Andrea Baboni e a Leonardo Bragalini. Una che propone una cinquantina di opere e documenta  “Un macchiaiolo tra Piacenza e Firenze”, l’altra che si sofferma, invece, su un genere coltivato con passione dall’artista: “La poetica della neve”.

Lo chiamavano “il pittore delle Egloghe” o anche “del Nure” o,  ironicamente, “ quello delle pastorelle”, ma è stato (fuor di dubbio) una “gloria artistica della Piacenza fine secolo” (Ottocento), come scrisse un po’ enfaticamente  Ferdinando Arisi ai tempi in cui era direttore alla  Galleria Ricci Oddi, una delle più importanti d’Italia (purtroppo dimenticata dagli studiosi ed esclusa dai percorsi del turismo culturale).

Stefano Bruzzi entrò nella collezione privata di Giuseppe Oddi nel 1897. Al non ancora trentenne signore piacentino serviva qualche quadro “da appendere alle pareti”. Imprevedibilmente si fece prendere dalla passione del collezionismo, che divenne dominante. Pare che nel 1903 l’Oddi, dopo l’acquisto di “Pecore alla sorgente”, un piacevole soggetto per lire 50, abbia detto “Basta!”. Si ignora il perché:  se i Bruzzi fossero ormai troppi in casa o se glielo suggerì esigenze culturali o di gusto.

Della pittura di Bruzzi scrisse tra i primi  Il Fanfulla della Domenica (1884, anno III, n.31) un foglio di quattro pagine che aveva tra i suoi collaboratori Lorenzini, Carducci, Dannunzio. L’artista aveva studiato a Roma e realizzava le sue prime tele coi paesaggi di:Albano, Ariccia, Nettuno, Tivoli, Frascati.

Si trasferirà poi per un paio d’anni a Bologna e successivamente a Milano, per  fare in seguito rientro a Piacenza e quindi a Roncolo di Groppello, non senza però avere prima trascorso una parentesi a Firenze. Fu appunto sull’ Arno che si avvicinò al “macchiaiolismo”, rimanendo tuttavia sostanzialmente vicino agli “accademici”, tanto da stuzzicare ironici commenti in Diego Martelli, primo sostenitore in Italia dell’impressionismo francese.

Sul Bollettino Storico Piacentino (1911, pp. 5-10 e 56-60) in Considerazioni sull’Arte di Bruzzi, A. Pettorelli lo elogia come “osservatore” e lo classifica pittore “che si compiace di quel che vede”, ma che sa anche esprimere la natura con “bastante verità” . Lo complimenta perché, dice, non si lascia mai attrarre dalle “tecniche nuove”, né avverte bisogno di rendere la propria espressività né più “intensa”, né più “sottile”. Lo tratteggia artista che ritiene i propri mezzi “adeguati” da non dover dare considerazione all’evolversi della pittura. Atteggiamento che spiega anche  perché il Bruzzi non fu mai un pittore “tormentato”, tanto meno percorso da un qualche “idealismo”. Fu, insomma. un quieto spirito “nelle brame antiche”.

Sostanzialmente, le due mostre piacentine lo confermano. Bruzzi fu lontano, e non poteva essere diversamente, dal gusto e dall’evoluzione del linguaggio pittorico che si affermava, preferendo cullarsi un uno schietto sentimentalismo. Fu pittore genuino anche se a volte di maniera, alla ricerca di soggetti salottieri, “piacevoli e riposanti”, attento al così detto “colore locale”. Si deve tenerne conto nella interpretazione, che ai suoi tempi erano proprio questi i “contenuti” che piacevano e venivano richiesti dalla borghesia: l’adesione al soggetto, l’attenzione un po’ commossa al paesaggio, il cromatismo nel colore locale, l’interpretazione degli animali, lo stupore della natura (dell’Appennino).

Azzardando un poco, potremmo dire che questi due omaggi al Bruzzi sarebbero piaciuti agli “Amici dell’Arte” che nel 1932, a venti anni dalla morte, gli dedicarono una retrospettiva. 

Stefano Bruzzi : “La poetica della neve”, Galleria Ricci Oddi, via San Siro 13, Piacenza – Info tel. 0523.320742 ; “Un macchiaiolo tra Piacenza e Firenze” –  via S. Eufemia 12/13, Piacenza – Info tel.0523 311111

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