LE ACQUEFORTI DI COTUGNO IN MOSTRA A LENDINARA


Tre recenti acqueforti di T.Cotugno esposte a Lendinara

Tre recenti acqueforti di T.Cotugno esposte a Lendinara

Da tempo Teodoro Cotugno si riserva anche alla pittura, raccogliendo meritati consensi e interesse. Come  è noto si è appena tenuta una mostre di sue opere al Castello Vistarini di Salerano, dove  ha lo studio, ed è in uscita una seconda personale alla libreria dell’editore Cardano a Pavia, dall’11 al 26 di febbraio. Tema il paesaggio di Pantelleria,  dov’ egli è andato a cercare nuove vene di ispirazione. In pittura i colori sono fondamentali. Senza di loro non ci sarebbe la pittura. Qualcuno sostiene però che servono a ingannare. E’ vero. C’è chi l’ha scritto persino sui muri di Trieste –“Abbasso il colore!” – facendo incazzare Claudio Magris per la deturpatura ma raccogliendo il favore dell’intellettuale. Deve averne consapevolezza anche Cotugno, se non ha mai rinunciato ai  materiali e ai procedimenti calcografici. Neppure oggi che il colore ha un mercato che “tira”  e alla stampa originale d’arte non c’è uno dei tanti prezzolati critici italiani che dedichi un’ attenzione. E’ invece nelle immagini sulla stampa, che la materia grafica  aiuta a ritrovare nello “specifico” l’acquafortista lodigiano.

Nel lentissimo progredire del segno, nella precisione dei dettagli, nei gruppi di alberi o viti, nei dintorni di paese, negli spazi dei campi, nel lampeggiare della neve, nella ricchezza e vivacità delle forme in città Cotugno raccoglie e riflette infatti momenti autentici di sensibilità e poesia. Proprio questa autenticità di incisore lo ha fatto scoprire a Guido Signorini, editore e gallerista palesano che lo ha subito inserito con una ventina di acqueforti in “Le verità nascoste” nella Collana d’Arte e Letteratura, insieme a dodici poeti  di sicuro registro colloquiale, e gli ha messo in cantiere, con inaugurazione sabato 4 febbraio e durata fino al 18, una mostra di acqueforti nella sua galleria a Lendinara, importante centro storico, artistico, culturale  e religioso, conosciuta come l’ “Atene del Polesine”,.

Che un lodigiano finisca nelle terre dei maggiori incisori italiani (Brugnoli, Giuliani, Tremontin, Gagnolato, Bianchi Barriviera, Dinon, Barbisan, Ceschin, ecc.) potrà sorprendere. Fino a un certo punto però, se si considera il corpus incisorio di Cotugno, fatto di parecchie centinaia di fogli, che dimostrano la maestria nel dominare la tecnica, la padronanza del segno sostenuta da certosina costanza e unità, l’abilità del disegno, l’immediatezza dell’idea, la capacità di cogliere l’anima segreta delle cose,la percettività sottile delle tensioni, le profondità, le ombre, la luce, i piani. Qualità raramente riscontrabili in tanti incisori contemporanei.

L’ amore di Cotugno per l’ acquaforte ha qualcosa di  viscerale. E’ rimasto uno dei pochissimi che vi si applicano in modo preferenziale. Con quell’ ” ostinato esercizio del vedere”, che aveva impressionato Renzo Biasion.  Nell’incisione Cotugno arriva ad esprimere interamente se stesso e la propria visione del mondo.  Pittore, dunque, perché i tempi lo impongono, ma prima di tutto incisore. Uno che conosce la tavolozza  e meglio conosce le lastre. Su di esse registra la propria vera personalità, attraverso l’ efficace imitazione della natura e del paesaggio “per amore”.

Nel fare cenno oggi di questo suo personale linguaggio si incontra difficoltà a introdurre distinzioni: dove c’è il visto e dove il pensato, dove è l’ abilità del fare e il pieno del sentimento e dove la complementarietà . Nei suoi fogli tutto è intriso di tutte le cose ch’ egli ama. Compresa le “mute interrogazioni”, l’abilità sottile con cui induce il fruitore all’ascolto e non solo a guardare. I silenzi nelle sue acqueforti nascono dalla meditazione, dalla memoria e dalla tradizione. Spesso hanno del prodigioso. Riempiono i paesaggi, i luoghi, le cose. Nel continuo lavoro al miglioramento delle sue possibilità di espressione, l’artista inserisce con finezza di sfumature anche il puro bianco del foglio, da ottenere effetti luminosi ma anche differenti elementi paesaggistici. Nelle ultime incisioni sembra di cogliere una diversa sensibilità di segno e di struttura, da rendere più immediata l’esperienza della natura: Ma il racconto è sempre quello: discreto, poetico, mai freddo. Lontano dagli scenari ideologici, quello che offre l’incisione di Cotugno è il racconto di una civiltà, di una cultura.

 

Teodoro Cotugno : Acqueforti- Galleria Signorini, piazza Risorgimento 33, Lendinara (Ro) Inaugurazione sabato 4 febbraio – Dal 4 al 18 febbraio.

Annunci
Contrassegnato da tag , , ,

Lascia un Commento:

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: